Il contesto

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L’Italia, un Paese industrializzato grazie al “miracolo” economico iniziato a metà degli Anni Cinquanta.

Lo scenario esterno alla Olivetti

L’Italia è diventata un Paese industriale grazie al “miracolo” economico iniziato a metà degli anni Cinquanta. Tuttavia, negli anni in cui l’Olivetti avrebbe dovuto continuare con più forza lo sviluppo del settore elettronico, si vennero a determinare le seguenti condizioni: rallentamento dell’economia italiana cominciato nel ’62 e sfociato nella pesantissima crisi degli anni ’63-’64; mancanza di sostegni-investimenti pubblici nel settore elettronico, di cui in Italia non si è capita l’importanza strategica; arretratezza culturale del mondo industriale italiano che preferiva percorrere vie di sviluppo molto tradizionali e non innovative.

Negli anni in cui Perotto “sogna” la sua macchina il contesto tecnologico non è certamente favorevole: soltanto a partire dal 1958 i tubi a vuoto – le valvole, ingombranti e costosi dissipatori di calore – hanno cominciato ad essere sostituite dai transistor, inventati alla fine degli anni Quaranta nei laboratori Bell.

I calcolatori, detti chiamati “cervelli elettronici”, occupano enormi stanzoni a temperatura controllata e non sono ancora molto affidabili (difficilmente possono funzionare senza guasti per più di qualche ora). I soli a potersi avvicinare a queste macchine sono tecnici altamente specializzati, una sorta di élite tecnica, di sacerdoti in camice bianco.


Lo scenario interno alla Olivetti

Nel 1964, quando la situazione finanziaria della Olivetti è critica, l’assemblea degli azionisti approva l’ingresso di nuovi soci, il cosiddetto Comitato di controllo: FIAT, IMI, Mediobanca, Pirelli, Centrale. Essi avevano il compito di:

a) chiudere con l’esperienza elettronica, insomma “togliere dalla testa insane manie e ricondurre la gestione entro i binari della buona tradizione”.

b) estirpare il neo dell’elettronica, “l’essersi inserita in un settore per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare.” Dunque, cedere il 75% della Divisione Elettronica alla General Electric. L’accordo firmato nel 1964 troverà attuazione pratica solo l’anno successivo.

c) rilanciare il settore meccanico. “La Olivetti troverà nella meccanica le chiavi del suo futuro successo” (Business Week). I progettisti-inventori di Ivrea hanno sviluppato due nuove famiglie di prodotti a tecnologia meccanica: una super calcolatrice (MC27) e una contabile programmabile meccanicamente. “La posizione di forza dei progettisti-inventori era condivisa da un’altra specie umana molto importante in Olivetti […] Si trattava dei contabili-amministrativi […] che erano in posizione unica per apprezzare una redditività da sogno …”: I prodotti meccanici, garantivano un rapporto di 10 a 1 tra prezzo di vendita e costo industriale.

In Olivetti, dunque, è il settore meccanico quello in cui è più diffusa la professionalità e la competenza: a livello tecnico (progetto, ingegnerizzazione, organizzazione e produzione); a livello operativo (costruzione parti, attrezzaggio, montaggio e collaudo); a livello commerciale (promozione, vendita, assistenza).

In ambito elettronico, invece, le professionalità e le competenze, anche come conseguenza della vendita del settore alla General Electric, in azienda sono assenti a tutti i livelli. Prevale una diffusa e generalizzata sfiducia verso tutto ciò che è “in odore di elettronica”. Perotto, tuttavia, mette in atto una serie di strategie che risultano vincenti: cercare collaborazione con i gruppi di Ivrea (meccanici-elettromeccanici); non proporsi o farsi percepire come rivali; sviluppare le competenze necessarie all’interno del gruppo; entusiasmo, tenacia, fantasia, inventiva, fiducia; puntare alla realizzazione di un prototipo funzionante, non modelli di fattibilità.

Infine, con la prematura scomparsa di Adriano Olivetti (1960) e di Mario Tchou (1961), vengono a mancare i due più autorevoli e convinti sostenitori dell’elettronica. La Olivetti, con la cessione alla General Electric di tutta la Divisione Elettronica – che nel ’64 conta ormai 3.000 persone, di cui 500 impegnate nella Ricerca e Sviluppo, e nei cui laboratori era stato progettato e costruito il primo grande calcolatore italiano, l’ELEA 9003 completamente transistorizzato e in grado di competere con gli IBM – perde: a) tutti i beni e le risorse scientifiche, tecniche, progettuali, strumentali e produttive in campo elettronico; b) tutte le risorse umane e le competenze professionali.

Con la vendita alla Genera Electric del settore elettronico, l’Olivetti si impegna ad abbandonare lo sviluppo di calcolatori elettronici. Nei confronti di questa operazione, Perotto assume un “atteggiamento di bellicosa opposizione”, e gli Americani fanno sapere a Roberto Olivetti che questi non è a loro gradito. In Olivetti rimane quindi il solo Perotto, con il suo piccolo gruppo di quattro o cinque persone. Ma il suo sogno, il suo progetto sono ancora vivi.






Ivrea aveva abbondantemente dimostrato di non sapere cosa farsene di noi.

La sensazione mia e dei miei collaboratori era quella di essere stati dimenticati.

Invece di preoccuparci più di tanto del nostro stato di abbandono, di essere senza capi e senza lavoro, cercammo di individuare uno scopo e un obiettivo e inoltre di costruirci un ambiente nel quale potessimo lavorare.



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