In primo piano c’è Tecnologic@mente: insieme un Laboratorio e un Museo.
Sullo sfondo ci sono due quesiti. Il primo: nel mondo d’oggi, quale deve essere il ruolo dei musei, e più in generale del patrimonio culturale? Il secondo: nell’ambito della cultura scientifica, qual è il ruolo dei musei della scienza e della tecnologia e degli science centre?
Salvatore Settis ha posto così la prima domanda, lo scorso 30 giugno 2006, sulle pagine del quotidiano La Repubblica.
“Si discute oggi molto, e non solo in Italia, su quale debba essere il ruolo dei musei, e più in generale del patrimonio culturale. Questa discussione, proprio perchè avviene contemporaneamente in molti paesi e livelli (accademico, politico, giornalistico) e nell’ambito di tradizioni e istituzioni assai diverse di luogo in luogo, è difficile da afferrare nel suo insieme. Si possono però elencare alcune domande che - pur nella diversità delle situazioni - si pongono in tutto il mondo, raggruppandole in cinque categorie: definizione, importanza, uso (o usi), proprietà, costi del patrimonio culturale.

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Definizione: che cosa si può definire patrimonio culturale? Solo alcune forme di “arte” o anche alcuni oggetti rappresentativi della storia, della religione, della tecnologia, dell’organizzazione sociale o industriale?
Importanza: qual è il significato del patrimonio culturale nella società contemporanea, dominata dalla retorica della globalizzazione? Il patrimonio culturale di un paese è solo quello che vi è stato prodotto (l’arte russa in Russia, quella italiana in Italia) o dobbiamo cercare una definizione più onnicomprensiva?
Uso / usi: a che cosa serve il patrimonio culturale, e in particolare i musei? Sono un deposito di memoria storica e/o di identità culturale? Dobbiamo conservarli in quanto informazione storica o per educare le generazioni future?
Proprietà: a chi spetta la proprietà del patrimonio culturale, comunque lo si voglia definirie? Alla sfera pubblica o a quella privata? o a entrambe?
Costi: tutelare e preservare il patrimonio culturale, e in particolare i musei, può essere assai costoso. Chi deve coprirne i costi? I visitatori paganti?

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Si può considerare il patrimonio culturale come una risorsa economica da sfruttare? La vera, la grande “redditività” del patrimonio culturale non è nella sua commercializzazione, e nemmeno nel turismo e nell’indotto che esso genera, bensì in quel profondo senso di identificazione, di appartenenza, di cittadinanza, che stimola la creatività delle generazioni presenti e future con la presenza e la memoria del passato. Solo così il nostro patrimonio potrà dispiegare la sua funzione civile, sempre più essenziale di fronte alle crescenti sfide del futuro.”
Qual è invece il ruolo dei musei della scienza e della tecnologia e degli science centre?
Su Il Sole 24 Ore del 13 luglio 2006 Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo nazionale della scienza e della tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, mette a confronto le esperienze di Gran Bretagna (Science Museum di Londra) Germania (Deutsches Museum di Monaco) e Francia (Cité de la Science et de l’Industrie di Parigi).
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“La diffusione della cultura scientifica e tecnologica è un elemento strategico nelle politiche del mondo europeo occidentale.
È in atto un progressivo spostamento da una spiccata funzione conservativa verso un approccio basato sul coinvolgimento diretto del cittadino, che fa di mostre e interattività il cuore della sua modalità di comunicazione, aprendo una finestra sul futuro.
Oggi al centro del dibattito tra gli addetti ai lavori c’è l’evoluzione dei modelli museologici ed educativi per i musei della scienza e della tecnologia e gli science centre. I musei tradizionali, basati su collezioni ed esposizioni statiche, e gli science centre, luoghi di esperimenti e di exhibition interattivi, devono evolvere verso un modello nuovo. Questo modello considera i musei come “concentrati di realtà costituita da oggetti e fenomeni” utili per sviluppare nelle persone consapevolezza del metodo scientifico e opinione critica.
I musei diventano piattaforme di dialogo e di partecipazione tra la comunità scientifica, il sistema produttivo, gli organi di governo e i cittadini che vivono la scienza e la tecnologia ogni giorno.
Il nuovo schema prevede una mescolanza sempre maggiore tra il modello tradizionale di museo e il science centre. Il museo viene reinterpretato ponendo al centro della sua azione culturale non più solo le collezioni ma il visitatore. A sua volta lo science centre, che ha come punto di forza il fare, riprende e sviluppa la dimensione storica degli oggetti materiali. 
Valentine
L’offerta si articola in un sistema di servizi che includono la conservazione e lo studio dei beni tecnico-scientifici, le attività educative, momenti di dialogo tra società e comunita scientifiche, indagini sui grandi temi di attualità,materiale audiovisivo.
I musei e gli sciencre centre sono dunque considerati fulcro e risorse strategiche per un’azione coordinata che mira al coinvolgimento dei cittadini in un dialogo con tutti gli attori del mondo scientifico e tecnologico.”
In primo piano c’è Tecnologic@mente : insieme un Laboratorio e un Museo.
Oggi esiste quello che può essere definito un prototipo, una rappresentazione di ciò che Tecnologic@mente noi sognamo possa diventare. Basandosi sui principi sopra enunciati la struttura verrà ampliata con nuovi laboratori e sale espositive, completata da biblioteca, sala convegni e sale audiovisivi, non dimenticando mai che l’obiettivo principale è quello di “… generare … quel profondo senso di identificazione, di appartenenza, di cittadinanza, che stimola la creatività delle generazioni presenti e future con la presenza e la memoria del passato” e di “...sviluppare nelle persone consapevolezza del metodo scientifico e opinione critica”.