La sezione dello scrivere è dedicata a Camillo Olivetti 1868-1943, il fondatore della “Prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”.
Per alcuni secoli le macchine per scrivere, opera di inventori solitari, non sono altro che tentativi di scarso interesse, oggetti senza pratiche applicazioni e che non riescono in alcun modo a sminuire l'ormai da tempo accreditato “prestigio” delle penne d'oca e ad affermarsi quali utili strumenti di scrittura: è il periodo della "preistoria" della macchina per scrivere.
Gli studiosi che si prendono la briga di frugare tra le vecchie carte del passato hanno accertato che il primo strumento per scrivere risale al 1500; l'autore di questo ritrovato, sul quale non si sa molto di più di quanto ci tramandano le antiche cronache, che lo descrivono come "una sorta di scrittura tattile" fatta di dadi di legno montati su aste recanti caratteri in rilievo, è un certo Rampazzetto
Seguono nel tempo aggeggi macchinosi e frutto di visioni diverse: ognuno degli inventori infatti si lascia guidare dal proprio estro, dalla propria idea, ottenendo come risultato degli strani oggetti curiosi e dai nomi bizzarri che oggi ci fanno ancora sorridere; nomi anche complicati, come Tachigrafo, Tachitipo, Machine tachigraphique, Chirographer... dietro i quali si cela spesso qualche zoppicante trabiccolo di legno.
Quelle che in futuro diventeranno le macchine per ufficio, per scrivere e da calcolo, agli inizi non erano che marchingegni scarsamente utilizzabili e mai prodotti in quantità rilevanti. Tuttavia sono proprio alcune geniali intuizioni di quell'epoca che permetteranno anni dopo di progettare e produrre macchine come quelle mostrate in questa esposizione.
Per avere maggiori informazioni, riferimenti temporali e notizie sui contesti tecnologici in cui si collocano le macchine esposte presso il Laboratorio Museo Tecnologic@mente, si consiglia la lettura delle note: La macchina per scrivere: storia breve. e Ravizza e il Cembalo Scrivano























