Biografie

Mario Tchou

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Figlio di un diplomatico, ex ambasciatore della Cina imperiale presso il Vaticano, Mario Tchou nasce a Roma nel 1924.

Figlio di un diplomatico, ex ambasciatore della Cina imperiale presso il Vaticano, Mario Tchou nasce a Roma nel 1924. Inizia gli studi in Italia conseguendo la maturità classica presso il Liceo Ginnasio “Torquato Tasso” nel 1942. Ad ottobre dello stesso anno si iscrive al corso di Ingegneria Industriale presso la Regia Università degli studi di Roma; supera brillantemente i primi 3 anni di corso e nel 1945 si trasferisce negli Stati Uniti, laureandosi al Polytechnic Brooklyn con una tesi sperimentale intitolata “Ultrasonic Diffraction”. All’età di 28 anni insegna alla Columbia University di New York.

Per la sua approfondita conoscenza dell’elettronica, ed in particolare per le sue riconosciute competenze nel campo dei calcolatori, (tanto che può presentarsi come ingegnere esperto in “digital control system including electronic and electromechanical computers”), viene segnalato ad Adriano Olivetti che nel 1955, dopo un colloquio svolto preso la sede americana della Società, lo porta in azienda. Qui al giovane ingegnere viene conferito l’incarico di formare un gruppo di lavoro che, in collaborazione con l’Università di Pisa, ha l’ambizioso obiettivo di progettare e costruire un calcolatore elettronico tutto italiano utilizzando, su suggerimento di Enrico Fermi, i 150 milioni già stanziati per un sincrotrone che verrà successivamente realizzato a Frascati.

Nel giugno 1955 Mario Tchou assume formalmente la direzione tecnico amministrativa del Centro studi della calcolatrice elettronica, anche se in realtà la collaborazione tra l’Università di Pisa e la Olivetti era già cominciata da qualche tempo pur in assenza della firma della convenzione. Il giovane ingegnere inizia così gli studi per la “Calcolatrice Elettronica Pisana”, a valvole, dirigendo un piccolo gruppo di ricercatori. Alla fine dello stesso anno, la Olivetti decide di creare un proprio laboratorio per la realizzazione di una calcolatrice elettronica commerciale. Il Centro, che ha sede in una villetta a Barbaricina, in provincia di Pisa, viene affidato a Mario Tchou.

Qui, in un’atmosfera pionieristica e con grande originalità raccoglie i migliori cervelli, tutti giovani, perché: “Le cose nuove si fanno solo con i giovani. Solo i giovani ci si buttano dentro con entusiasmo, e collaborano in armonia senza personalismi e senza gli ostacoli derivanti da una mentalità consuetudinaria”. Gradualmente vengono assunti giovani ingegneri, fisici, matematici e tecnici provenienti da tutta Italia e dall’estero. L’assegnazione delle risorse e dei compiti è fatta direttamente da Mario Tchou, in base alle varie aree del complesso progetto, e la sua leadership è riconosciuta da tutti.

Nascono così la Macchina Zero, successivamente denominata Elea 9001, completamente a valvole; poi la Macchina Uno, ancora a valvole ma con circuiti standardizzati (Elea 9002) ed infine, su decisione di Mario Tchou, l’Elea 9003, ritenuto il primo calcolatore al mondo completamente a transistor.
La fama del Laboratorio, nel frattempo trasferito da Barbaricina a Borgolombardo, nei pressi di Milano, giunge all’apice con l’installazione di quaranta esemplari di Elea, il primo dei quali donato dalla Olivetti al Ministero del Tesoro e gli altri acquistati successivamente da Monte dei Paschi, Cogne, Fiat, solo per citarne alcuni.

In una fredda mattina del 9 novembre 1961 all’età di 37 anni, Mario Tchou, ad un anno di distanza dalla scomparsa di Adriano Olivetti, muore tragicamente con il suo autista in un incidente d’auto sull’autostrada Torino-Milano mentre si recava dal suo Laboratorio di Borgolombardo ad Ivrea.

Persi i due punti di riferimento principali, la Divisione Elettronica della Olivetti, nonostante l’impegno di Roberto Olivetti, dopo qualche anno dovrà essere ceduta. Suonano allora come profetiche quelle parole pronunciate da Mario Tchou commentando i risultati ottenuti in pochi anni dal Laboratorio da lui diretto: “Attualmente possiamo considerarci allo stesso livello (dei concorrenti) dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo Stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo della Olivetti è molto notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo Stato.”






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